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Radiatori

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Riscaldamento a radiatori

Il riscaldamento a radiatori - caratteristiche generali e cenni storici
I radiatori rappresentano la tipologia di terminale impiantistico per l'emissione termica in ambiente più antica e consolidata, fatta eccezione soltanto per "l'hypocastrum", vero e proprio riscaldamento a pavimento ottenuto con un'accorta circolazione di aria calda a sotto in pavimento del locale da riscaldare ed usato nelle antiche ville romane, i radiatori hanno rappresentato dopi i camini e le stufe, la soluzione adottata nei primi impianti termici già alla fine dell' 800 per il riscaldamento domestico.

Nonostante il suo nome, il radiatore cede energia termica all'ambiente da riscaldare prevalentemente per convezione, riscaldando cioè l'aria con cui viene a contatto; questa, più calda e più leggera , sale richiamando aria più fredda che, entrando a sua volta a contatto con gli elementi radianti, rinnova il ciclo.
Soltanto una parte del calore ceduto viene emesso per irraggiamento (più comfortevole per il corpo umano), in un rapporto proporzionale con la superficie del radiatore stesso, per avere dunque un maggiore effetto di irraggiamento necessita aumentare notevolmente la superficie del radiatore diminuendo contestualmente la temperatura media nel corpo scaldante.
Si possono ben comprendere i limiti di tale soluzione dovuti al notevole ingombro dei radiatori che si verrebbe a ottenere.
Nella collocazione sottofinestra, la più congeniale al radiatore, per via degli ingombri in ambiente, si manifesta anche una corrente discensionale di aria fredda a ridosso della superficie vetrata, la più fredda di tutto il locale, si ottiene in tal modo una discreta miscela fra le due correnti ed un buon effetto di comfort generale.
Rimane comunque il disagio, abbastanza modesto dello strato di aria più fredda in prossimità del pavimento, più accentuato se il pavimento è più freddo perché affacciato su di un porticato, su un locale non riscaldato o su una cantina.
La collocazione in nicchia sottofinestra, la più comune e razionale fra le soluzioni, và eseguita lasciando gli opportuni spazi ai lati e nel senso dell'altezza rispettando alcune dimensioni minime al fine di ottenere un buon effetto convettivo.
E' il caso di ricordare che il radiatore deve rimanere libero di fornire le proprie prestazioni: I mobiletti copri radiatore servono soltanto a ridurre notevolmente l'emissività reclamando a parità di condizioni una maggiore temperatura con il risultato di accentuare il fenomeno ventilconvettivo in punti più ristretti con conseguente risultato di quegli antiestetici baffi neri dovuti all'effetto di "Tostatura" del pulviscolo atmosferico evitabile o comunque riducibile con regimi di temperatura più modesti.
Altra punizione immeritatamente inflitta al radiatore viene spesso dalla sovrabbondanza di tendaggi. L'infagottare il radiatore, impedendo all'aria di circolare liberamente, non farà altro che ridurre le sue prestazioni e decrementare lo scambio termico con l'esterno.
Le tende, se ci sono vanno tenute scostate e le spese per i copriradiatori vanno sostituite con una eventuale incremento delle dimensioni del radiatore.
Pertanto:

  • Da mensole e ripiani la distanza non deve eessere inferiore ai cm. 10.
  • Per diffondere il calore il radiatore deve restare libero. Sono quindi sconsigliabili i mobiletti copriradiatore, che riducono l'emissione.
  • E' bene evitare anche barriere con arredi e tende, che devono essere scostati di almeno cm. 60 dal radiatore.
  • La pulizia regolare del radiatore elimina i depositi di polvere che abbassano il rendimento ed evitano la reimmissione verso l'alto del pulviscolo.
  • Importante l'eliminazione delle sacche d'aria che impediscono la circolazione dell'acqua, riconoscibili quando gli elementi non scaldano uniformemente.

Per rimediare, cominciando dal radiatore più alto, si apre con cautela la valvola di sfiato (dopo aver posto un recipiente sotto il radiatore); si lascia uscire l'aria e un poco d'acqua finché il flusso diventa regolare, indice che le bolle sono eliminate.
Oltre che nella forma (molti modelli attuali assumono un ruolo di oggetto d'arredo), i radiatori si differenziano per il materiale di costruzione, essi possono essere:
- In ghisa;
- In alluminio;
- In acciaio;

Riassumendo per questa tipologia impiantistica si hanno i seguenti pro e contro:
Pro:
- Basso costo di realizzazione dell'impianto;
- Bassa inerzia termica per accensione e spegnimento impianto;
- Relativa semplicità di manutenzione;
Contro:
- Necessità degli spazi opportuni di collocazione;
- Formazione più o meno accentuata di baffi sulle pareti;
- Necessità di sfiato di aria eventualmente accumulatasi all'interno del radiatore;
- Efficienza del sistema non ottimale dovuto allo stratificarsi di aria calda nel punto altro della stanza e di aria fredda in prossimità del pavimento;


Radiatori in ghisa

Questi elementi radianti, sono ottenuti per fusione in appositri stampi, i radiatori in ghisa possono essere del tipo tradizionale a colonne componibili (in alcuni casi su modelli originali decorati a rilievo) oppure più moderni a piastra sempre a colonne componibili.
Si scaldano lentamente, ma trattenendo molto a lungo il calore, ne prolungano la cessione nel tempo, dando benessere anche quando la caldaia è in riposo.
Questo tipo di radiatori sono stati usati in maniera massica negli anni 80, poichè rappresentavano all'epoca il miglior modello in rapporto alla qualità del prodotto ed al suo costo. Questi corpi scaldanti vengono largamente usati anche ai giorni nostri in particolar modo per accentuare o caratterizzare alcuni interventi costruttivi (restauri, etc).
Con l'avvento dei radiatori in acciaio realizzati con acciai aventi una buona resistenza alla corrosione, caratterizzati questi ultimi dalla flessibilità di forme che si adattano meglio alle esigenze architettoniche e con l'avvento degli impianti radianti a pavimento e a parete, il loro uso risulta meno massiccio.
Il limite di questo tipo di radiatore consiste essenzialmente nel peso consistente delle batterie radianti, con conseguente disagevole posa in opera da parte dell'installatore e nelle tipologie dimensionali che partendo dai più piccoli (circa 40 cm. di altezza) arrivano al massimo ad una altezza di circa 900 mm.
Un altro limite consiste anche nelle colorazioni che negli standard normali pur se verniciato presenta una gamma di colori limitata con una superficie comunque a buccia d'arancia e non perfettamente liscia
come per i radiatori in acciaio e in alluminio, qundi di non facile pulizia.


Radiatori in acciaio

I radiatori in acciaio, già realizzati verso la metà degli anni 60, ma con scarsi risultati stante il fatto che essendo realizzati con acciai di scarsa qualità tendevano a forarsi, hanno conosciuto nell'ultimo decennio un autentico boom.
Con il miglioramento della qualità dell'acciaio impiegato per la loro realizzazione e con il progressivo evolversi tecnologico della fase di produzione (saldature praticamente invisibili realizzate con tecnologia al laser, verniciatura con vernici epossidiche praticamente inalterabili nel tempo), rappresentano sia per l'evoluzione delle forme ormai le più ricercate, sia per la facilità di installazione uno dei terminali più usati nella moderna edilizia.
Nella fase di posa i corpi scaldanti arrivano di solito preverniciati, imballati singolarmente e preassemblati sia per quanto riguarda la loro composizione (numero di elementi) sia per quanto riguarda i tappi di testa.
Dato il loro modesto peso, sono installabili anche da un solo posatore e richiedono mensole fissabili con tasselli e non murate con per i radatori in ghisa.
I radiatori in acciaio, possono assumere le forme più svariate, queste ultime, sono generalmente usate per gli "scaldasalviette" nei bagni, o ove necessita carrerizzarli architettonicamente all'interno degli ambienti.


In particolare le forme che possono variare da una altezza minima degli elementi da circa 40 cm. a oltre 200 cm. con profondità variabili da pochi centimetri dei monocolonna fino a circa 30-40 cm. dei multicolonna, si adattano alle esigenze architettoniche più disparate e sono realizzati in una tipologia a sviluppo sia verticale che orizzontale.
Nei bagni si è andato via via diffondendosi l'uso di termoarredi o
"scaldasalviette", sempre di forme diverse, più ricercate ed originali ed adatte all'inserimento nelle più disparate architetture dei bagni sia moderni che classici.
I colori, con un ventaglio base assai nutrito, possono su richiesta spaziare verso tonalità più ricercate e su elementi cromati e metallizzati.
Il neo principale di questa tipologia radiante consiste nella scarsa inerzia termica degli elementi, a fronte dello spegnimento della caldaia si avrà cioè una rapida diminuzione della resa termica, è da tenere però presente che la messa a regime risulta altrettanto rapida e comunque con l'evolversi delle moderne caldaie, con modulazione continua della temperatura dell'acqua circolante in funzione della temperatura esterna, si riesce a sopperire al predetto inconveniente garantendo un ottimo rapporto in termini di comfort complessivo.
A parte i termoarredi, esistono in commercio due tipologie principali di radiatori in acciaio, quelli tubolari e quelli a piastra.
I primi, sono in Italia i più ricercati, mentre all'estero vengono posti maggiormente in opere le tipologie a piastra, questi ultimi, per misura e colorazioni sono paragonabili a quelli tubolari, con una resa termica anche superiore, in considerazione del fatto che viene maggiormente sfruttato il moto convettivo dell'aria.

Radiatori in alluminio

I radiatori in alluminio, sono stati realizzati verso gli anni 70 ed in quegli anni sono stati maggiormente in auge, si caratterizzano per un design a configurazione generalmente piana frontalmente, sono costituiti da elementi pressofusi caratterizzatii da una elevata alettatura interna.
Per questa caratteristica alettatura, che aumenta la superficie radiante e conseguentemente il moto convettivo dell'aria all'interno degli elementi, questi radiatori sono caratterizzati da un elevato rendimento termico specifico.


Negli anni passati questo tipo di radiatore ha dato qualche problema legato alla formazione di gas (idrogeno) all'interno delle batterie, questo fenomeno è legato alla reazione chimica che si viene talvolta a creare tra le tubazioni di distribuzione quando queste sono in rame e l'alluminio degli elementi. Essendo i due metalli distanti dal punto di vista elettrochimico si in tal modo possono creare con acqua avente caratteristiche chimiche acide dei fenomeni ellettrolitici con scissione dell'idrogeno dall'acqua e conseguente ristagno dello stesso all'interno dei radiatori e degli impianti.
Con il migliorare delle caratteristiche delle leghe di alluminio utilizzate per la produzione dei radiatori e con l'evoluzione della tecnica impiantistica che ha portato all'uso di tubazioni in materiale plastico (tubazioni a triplo stato di Polietilene e alluminio) per la distribuzione del fluido vettore (acqua), si è raggiunto un buon livello di qualità del prodotto caratterizzato in particolare dall'economicità rispetto ad altre soluzioni radianti.
Le forme delle batterie radianti possono come nel caso dei radiatori in acciaio, variare da circa 40 cm. a 200 cm. di altezza e da circa 10 cm. a 30 cm. di profondità, anche in questo caso il neo principale di questa tipologia radiante consiste nella scarsa inerzia termica degli elementi.
A fronte dello spegnimento della caldaia si avrà cioè una rapida diminuzione dell'effetto termico. E' da tenere però presente che la messa a regime risulta altrettanto rapida e comunque con l'evolversi delle moderne caldaie, con modulazione continua della temperatura dell'acqua circolante in funzione della temperatura esterna, si riesce in buona parte a sopperire al predetto inconveniente garantendo comunque un ottimo rapporto in termini di comfort complessivo.
I colori, con un ventaglio base mediamente nutrito, possono su richiesta spaziare verso tonalità più ricercate ed adatte a particolari inserimenti architettonici.


Collegamento ai radiatori in alluminio

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